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Call it love - Chiamalo amore

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Ho iniziato a vedere Chiamalo amore in uno di quei giorni di agosto in cui il caldo e l’afa ti inchiodano sul divano a vegetare davanti al ventilatore. 

D’altronde che fare quando anche il solo battito delle palpebre ti fa grondare di sudore? 

Non ti rimane che startene sdraiata sul suddetto divano a spararti l’ennesimo drama che, visto lo stato catatonico in cui ti trovi, deve essere “leggero e fresco come una brezza primaverile all’alba”, privo di quei significati profondi che ti costringono a riflettere… perché quando fa così caldo, pure i neuroni sudano e ti urlano: “Ammutinamento! Vogliamo l’aria condizionata!” e delle serie tv in cui si deve ragionare un pochettino per capirle, proprio non ne vogliono sapere.


Il titolo “Chiamalo Amore” mi ha subito colpito: con un titolo così non poteva essere che uno di quei drami coreani dove lei si ubriaca e lui l’accompagna a casa portandola a cavacecio. Durante il tragitto, il poverino si sorbisce una serie di caxxate che lei, in preda ai fumi dell’alcool, gli vomita addosso insieme al “vomito vomito”. A quel punto tu, guardando lui, pensi :”Chiamalo amore, eh!? Perché questo deve essere per forza amore, amico mio, altrimenti col cavolo ti saresti sottoposto a una tortura come questa!”. 

Insomma, me lo immaginavo così ‘sto drama; come una di quelle gioiose boiate che ti allietano la giornata senza doverti scervellare per capire la “supercazzola con doppio scappellamento a destra, geniale metafora dell’ antani”. 

Con la velocità di un bradipo con l’artrosi, ho apparecchiato il tavolino davanti alla tv con patatine, pop corn e bibite ghiacciate, per poi lanciarmi sul mitico divano, pronta a godermi il mio pomeriggio di “drama & bagordi”. 

Ma il drama si è rivelato tutt'altro che leggero e men che meno una boiata. Ho guardato questo drama in due giorni, e sono stata talmente risucchiata dalle vicende in esso raccontate che persino i neuroni hanno smesso di scioperare e hanno fatto la hola tutto il tempo. Sì, insomma, io e i miei neuroni ci siamo proprio emozionati a guardare questo drama. 

E poi:

Lui - Dio lo benedica - è una delle sette (erano sette? Boh?) meraviglie del mondo; dovrebbero farlo patrimonio mondiale dell’Unesco! 

Lei - Dio benedica pure lei - è una “diversamente bona”; una di quelle tipe che quando le vedi “so’ strane”, ma che ti affascinano e non sai il perché e alla fine ti ritrovi a pensare:”Cavoli, è proprio una grandissima gnocca!”.

Ma la cosa importante è che in questo drama nessuno porta a cavacecio nessuno. 

In compenso è un drama disseminato di dialoghi tra sguardi, posture, gesti; dialoghi silenziosi messi lì a dilatare il tempo e a riempirlo di una dolcezza che è propria dell’amore; una dolcezza che infonde tra i due protagonisti un’intimità che li unisce al di là di tutte le vicissitudini che invece dovrebbero separarli. 

È un drama costellato di personaggi insoliti; le donne qui sono una più stravagante dell’altra e ognuna a suo modo è all’avanguardia, dissonante con gli stereotipi femminili cui siamo abituati, soprattutto nei K e C drama. Ma anche gli uomini qui non sono gli stessi che di solito incontri nei drama e alcuni di loro (ebbene sì, più di uno) mi hanno davvero commosso…

No, “Chiamalo amore” non è stato “leggero e fresco come una  brezza primaverile all’alba”, ma è stato bellissimo, talmente bello che persino il caldo di quei giorni mi è sembrato più clemente; è stato una carezza; una lacrima; un sorriso; un abbraccio. 

È stato uno dei drama più intensi che abbia visto.

Non vi racconto nulla della trama, perché quella la potete trovare ovunque nel web. 

Qui vi lascio solo qualche “pennellata” delle mie impressioni, sperando di avervi incuriosito abbastanza da decidere di vederlo.

Se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate!